Ed ora alzate le mani al cieo, battetele a tempo, fatemi sentire il vostro calore ed il vostro amore...THE NICH IS STILL ALIVE o, se preferite, THE NICH IS NOT DEAD YET...
Più di un mese d'inoperatività aveva reso il mio blog il più polveroso e pieno di ragnatele che esista nella rete. Già nidificavano gli scarafaggi e le nutrie lo avevano scelto come luogo di villeggiatura lontano dal nostro amato Bisenzio... Diciamo però che, ufficialmente, il blog riprende la sua normale attività con i suoi interessantissimi articoli e le sue pensate. In compenso, è un post molto veloce, per salutarvi tutti quanti e per augurarvi (a chi ancora lo fosse, è ovvio) buone ferie. Un post senza foto nè inserti speciali (il computer è gentilmente offerto dall Hotel Amarcord di Pinarella di Cervia, albergo che mi ospita fino al giorno 30) ma altamente pregno di significato. Una nuova stagione "bloggistica" sta per cominciare e La Tana Del Nich, probabilmente, passerà sotto il bisturi cibernetico per un veloce restyiling. Inoltre, e questa forse è la novità maggiore, il vostro Nich aprirà un nuovo blog. Un blog che parlerà esclusivamente del Figline Calcio, squadra di terza categoria nella quale milito che tenta la rincorsa alla seconda categoria nella stagione 2006/2007. Perciò, occhio alle novità e commentate come sempre...
NICH IS BACK...ENTER THE NICH!!!
venerdì, agosto 25, 2006
sabato, luglio 15, 2006
mercoledì, giugno 28, 2006
Forza Gianluca!!!
Si può essere tifosi, si può essere fieri dei colori della maglia alla quale si tiene ma essere ciechi detrattori e fare finta di niente non si può proprio fare. In un mondo come quello del calcio, ormai del tutto privo di principi morali e regole precise, erano rimaste poche figure degne di essere ricordate con un sorriso, figure che, anche se affrontate da avversari, incutevano rispetto e ammirazione. Una di queste persone è Gianluca Pessotto.
Allora anche i giocatori di calcio sono infelici? A quanto pare si. Lasciamo stare per un attimo i soldi, la fama, il successo e le donne e pensiamo a quel momento buio di angoscia che attanaglia ogni uomo, povero o ricco, famoso o sconosciuto, potente od umile. Salire su di un abbaino della sede della Juventus, rosario in mano e gettarsi nel vuoto. Un gesto inspiegabile, se non si considera la depressione che è nascosta sempre dietro l'angolo, che non fa mai distinzione di nessuno e colpisce tutti indistintamente. Eppure non c'era nessun motivo per lui di compiere quel fatidico passo giù dalla finestra, un giocatore ch
e ha vinto tutto: 6 scudetti con la Juve, una Coppa dei Campioni, una Intercontinentale e via dicendo, nonchè, vicecampione d'Europa con la nazionale nel 2000. Si parla dello stress accumulato nel passare da giocatore a team manager e, con le scarpette ben salde al chiodo, del rapporto incrinato con la moglie. Non volgio parlare (seppure nel mio piccolo blog) di questi argomentoni. Il problema è che si sono fatte un sacco d'ipotesi su questo fatto che intreccia cronaca e sport, ancora una volta, travalicando il dramma personale di un uomo, lasciato da solo con i suoi demoni (a quanto pare ben nascosti) e che probabilmente ha ritenuto una serie di situazioni troppo pesanti da sostenere. Il rispetto è ciò che manca. Un rispetto che Pessotto non ha mai fatto mancare sia in campo che fuori durante i suoi lunghi anni di professionismo (non mi ricordo aoolutamente di una sua espulsione o di un fatto particolarmente clamoroso che lo riguardasse) e che merita di essere ricambiato. Il vero tifoso fa così verso gli avversari: sfottò, ma mai disprezzo verso i colori avversari (voglio ricordare che l'unico gol segnato da Pessotto in serie A fu contro la Fiorentina) perciò vorrei davvero che tutti coloro che passano per queste pagine si unissero a me nell'augurare a Gianluca Pessotto che torni presto tra noi e che sia, ancora una volta, membro dell'ormai ristretto gruppo della faccia pulita del nostro calcio.
Allora anche i giocatori di calcio sono infelici? A quanto pare si. Lasciamo stare per un attimo i soldi, la fama, il successo e le donne e pensiamo a quel momento buio di angoscia che attanaglia ogni uomo, povero o ricco, famoso o sconosciuto, potente od umile. Salire su di un abbaino della sede della Juventus, rosario in mano e gettarsi nel vuoto. Un gesto inspiegabile, se non si considera la depressione che è nascosta sempre dietro l'angolo, che non fa mai distinzione di nessuno e colpisce tutti indistintamente. Eppure non c'era nessun motivo per lui di compiere quel fatidico passo giù dalla finestra, un giocatore ch
e ha vinto tutto: 6 scudetti con la Juve, una Coppa dei Campioni, una Intercontinentale e via dicendo, nonchè, vicecampione d'Europa con la nazionale nel 2000. Si parla dello stress accumulato nel passare da giocatore a team manager e, con le scarpette ben salde al chiodo, del rapporto incrinato con la moglie. Non volgio parlare (seppure nel mio piccolo blog) di questi argomentoni. Il problema è che si sono fatte un sacco d'ipotesi su questo fatto che intreccia cronaca e sport, ancora una volta, travalicando il dramma personale di un uomo, lasciato da solo con i suoi demoni (a quanto pare ben nascosti) e che probabilmente ha ritenuto una serie di situazioni troppo pesanti da sostenere. Il rispetto è ciò che manca. Un rispetto che Pessotto non ha mai fatto mancare sia in campo che fuori durante i suoi lunghi anni di professionismo (non mi ricordo aoolutamente di una sua espulsione o di un fatto particolarmente clamoroso che lo riguardasse) e che merita di essere ricambiato. Il vero tifoso fa così verso gli avversari: sfottò, ma mai disprezzo verso i colori avversari (voglio ricordare che l'unico gol segnato da Pessotto in serie A fu contro la Fiorentina) perciò vorrei davvero che tutti coloro che passano per queste pagine si unissero a me nell'augurare a Gianluca Pessotto che torni presto tra noi e che sia, ancora una volta, membro dell'ormai ristretto gruppo della faccia pulita del nostro calcio.
domenica, giugno 18, 2006
Giù i gomiti!

Post velocissimo ma alquanto significativo. Devo ancora sbollire la delusione mondiale di ieri sera, quando un'Italia veramente disarmante non è andata più in là dell'1 a 1 contro gli Stati Uniti. Facile vincere e far bella figura con il Ghana eh? Ed ora? Credo proprio che adesso sia nel clan azzurro sia in patria tra giornalisti, tecnici e semplici tifosi ricomincerà a crescere quel sentimento, tipicamente italico, che ci fà sentire (questo si) tutti italiani: la sindrome della "strizzata di culo", una sensazione che comprende paura, tensione, disfattismo, supponenza e mancanza di fiuducia. Già si sente dire: "ora la Repubblica Ceca ci farà vedere come si gioca", "ma dove si vuole andare? il Brasile ci mangia vivi", oppure "Lippi ha sbagliato a levare Totti e doveva mettere Inzaghi". Per aprire una piccola parentesi: il nostro gioco di ieri sera consisteva nel seguente illuminato schema: palla a Pirlo e dita incrociate. Ora, una volta va bene, due, tre, quattro... ma tutti i novanta minuti!!!! Il centrocampista del Milan è un gran campione, ma da qui a farlo diventare Mosè che apre le difese i due col solo pensiero...
Comunque sia mi voglio concentrare un pò sulla follia pura che ha attaccato Daniele De Rossi al momento della sua gomitata. E' un anno che la FIFA dice "occhio, perchè ai mondiali sarà tolleranza zero", "gomitate e falli da dietro saranno rossi diretto" e puntualmente il giocatore della Roma si fà cogliere in errore. Considero De Rossi un giocatore importante (nonostante la giovane età) ma il suo temperamento è ancora troppo irruento e se Lippi ha intenzione, come sembrerebbe, di affidargli il centrocampo della nazionale anche negli anni venturi, sarà il caso che il suo legnoso caratterino venga smussato e anche in fretta.
Chiudo con un episodio enciclopedico per farvi capire la gravità del suo gesto. Usa 94, Italia - Spagna, quarti di finale. Tassotti colpisce con una gomitata al volto a palla lontana Luis Enrique. Non viene nemmeno ammonito, ma grazie alle immagini televisive viene squalificato per 7 giornate (sottolineo, 7 giornate) che gli causano l'addio alla nazionale a mondiale finito. Credete che il fatto che la gomitata sia avvenuta in un'azione di gioco sia un'attenuante? In più, consideriamo l'aspetto politico: quando c'è l'Italia di mezzo, andarci con la mano pesante è quasi divertente per la federazione mondiale, soptrattutto, in relazione a ciò che sta avvenendo all'interno dei patri confini.
Pensandoci bene anche il nome richiama a qualcosa. Daniele De ROSSI!
mercoledì, maggio 31, 2006
Fuoco, cammina con me.

Siccome c'è in giro per la rete qualche buontempone che mi istiga ad aggiornare il mio post non contando che anche il buontempone in questione possiede un blog tutto suo, ho deciso non solo di aggiornarlo, ma di sfidarlo anche nel suo territorio preferito, nell'arena dove i leoni ruggiscono e le spade vibrano scontrandosi sotto il sole cocente: nell'arena delle serie televisive.
Premessa d'obbligo: non c'è paragone tra le produzioni d'oltreoceano e le nostre. Quando senti dire Una 44 per l'ispettore Callaghan pensi immediatamente ad una pistola micidiale in mano ad un poliziotto della madonna. Ma appena senti Una 44 per Ciro Scapece ti viene da pensare ad un paio di scarpe troppo larghe per una persona che al massimo può fare l'ortolano. E così, in questa lotta impari, spunta fuori una serie datata 1989 (in Italia arrivò solo un anno dopo) che ha tenuto col fiato sospeso ed attaccati al video milioni e milioni di italiani, tutti accomunati ed ossessionati da un unica lacerante domanda: CHI HA UCCISO LAURA PALMER?
Per chi ancora non lo avesse capito sto parlando di TWIN PEAKS.
Chi se la ricorda? La vita di una tranquilla ed anonima cittadina sconvolta dall'uccisione della ex reginetta del liceo diciassettenne, che viene ritrovata sulle rive di un lago nuda ed avvolta da un telo di plastica. Una serie fantastica che ha dato il primo successo ad un grandissimo regista: David Lynch. Perchè ne parlo? Perchè è nata in me da poco la passione per queste avventure e devo ringraziare una sola persona per avermi trasmesso tale passione: Fabrizio Lucherini, professore di "Tecniche della sceneggiatura cinematografica e televisiva" che nell'ultima lezione ci ha mostrato l'episodio pilota della prima stagione. Vi dico, che tutti i miei colleghi sono rimasti assolutamente scossi ed ammutoliti dopo la proiezione. Qual'è stata la più logica conseguenza appena tornato a casa? Buttarmi a corpo morto su Ebay e vincere all'asta il cofanetto che entrambe le serie per un prezzo veramente irrisorio.
Brevissimo riassunto. Laura viene trovata morta in un involtino di nylon e ciò sconvolge totalmente gli equlibri della fragile cittadina di Twin Peaks, dove è molto popolare e amata. Oltre alle autorità locali, indaga l'FBI nella persona di Dale Cooper (Kyle MacL
achlan, i più attenti lo avranno già visto in "The Doors" dove interpretava Ray Manzarek e nei "Flintstones"), detective enigmatico e problematico, sconvolto da visioni paranormali e convinto che l'assassino sia lo stesso serial killer a cui sta dando la caccia da più di un anno. Il punto centrale della storia sta nel ritrovamento del diario di Laura dove vengono a galla i segreti e le perversioni di tutti i suoi insospettabili cittadini. Inoltre, la frase che dà il titolo al post è la stessa che viene ritrovata sul luogo del presunto omicidio, scritta col sangue su di un pezzo di carta, ma è anche la frase che dà il titolo ad un film (divenuto un cult in America) dove si raccontano gli ultimi giorni di vita di Laura (nell'asta c'era anche questo film. Non potevo proprio lasciarlo lì, via...).Prima di "X-Files" e di "Beverly Hills", questa serie ha unito milioni di persone, ognuna con la sua soluzione del caso. Ha segnato un epoca e posto le basi per le future produzioni di genere e, tutt'ora, resta qualcosa di inarrivabile e di difficilmente eguagliabile nonostante numerosi tentativi di imitazione. Un capolavoro memorabile forse dimenticato troppo presto.
E adesso, la provocazione: appena arriverà il cofanetto invito tutti gli utenti di questo blog ad una proiezione di qualche episodio, o anche del film, in modo da potervi far capire il gioiello nascosto di cui sto parlando e scommetto che sarete d'accordo con la mia appassionata disamina.
La verità è la fuori?
In questo caso no.
domenica, maggio 21, 2006
Non è colpa mia se sono bello, bello, bello in modo assurdo!!!

Avete mai visto la demenza camminare a braccetto con la genialità? Nemmeno io, finchè non ho posato gli occhi su Ben Stiller.
Erano anni che Holliwood non sfornava un talento comico simile. E' uno di quei personaggi che ha una potenza ironica talmente grande che anche se non dice nulla riesce a far sbellicare lo spettatore e farlo saltare sulla sedia dal ridere. Ogni suo film è un monumento assoluto alla comicità e ricalca a lunghi tratti la grande tradizione della commedia americana degli anni 50 e 60, per intendersi, quella di Marylin Monroe in "Quando la moglie è in vacanza" o "A qualcuno piace caldo" e le avventure dissacranti del duo Dean Martin - Jerry Lewis.
A parte il fatto che non sbaglia un film ma si è creato attorno a sè una vera e propria aura di rispetto che lo ha portato a recitare con i grandi come Robert De Niro e Dustin Hoffman negli sghangherati episodi di "Ti presento i miei" e "Mi presenti i tuoi?". Inoltre da qualche tempo ha cominciato a produrre i suoi film in modo da poter avere il massimo controllo sulle sue opere e su quelle dei suoi amici. Già, esiste una "Banda Stiller", se si può chiamare così, nel quale è come se ci fosse un patto di collaborazione tra di loro. Ogni membro della banda appare sempre nei fi
lm degli altri membri. Fanno parte della combriccola Owen Wilson (Starsky & Hutch, Zoolander), Vince Vaughn (Dodgeball), Will Ferrell (Anchorman: La leggenda di Ron Burgundy) e Jack Black (L'invidia del mio migliore amico). Per la cronaca i cinque non hanno mai recitato insieme. Se accadesse sarebbe la fine del cinema serio. Definitivamente.Sono tre comunque, i film indispensabili per osservare Ben in tutto il suo splendore: Zoolander (il migliore), Starsky & Hutch e Dodgeball.
Zoolander è un capolavoro ed il vero manifesto della Stillermania: interpretato, scritto, prodotto e diretto da Ben Stiller, per attori il padre di Ben Stiller (Maurie Ballstein) e la moglie di Ben Stiller (la giornalista). E' qui che viene totalmente a galla la follia di quest'uomo, la storia di un modello completamente deficente che si approccia ad un computer come un uomo delle caverne. La foto lo ritrae nell'espressione che lo ha reso immortale: la Blue Steel, inarrivabile per ogni altro modello su questo pianeta.
Dodgeball è un altro monolite di demenza: qui interpreta la parte di uno spietato titolare di una palestra che fa di tutto per acquisire la scalcinata palestra del suo rivale e dirimpettaio Vince Vaughn. Come risolvere la cosa? Con un torneo di palla avvelenata. Se non è idiozia questa...La frase clou è senza dubbio "nessuno mi fà sanguinare il sangue sanguinante" seguita a ruota da "noi cobra viola vi faremo vedere i sorci verdi".
Un uomo meraviglioso insomma, con carisma da vendere e talento a pacchi. In fondo non tutti possono vantare il titolo di essere "bello bello in modo assurdo"!
giovedì, maggio 11, 2006
I Pearl Jam a Pistoia?! Qualcuno mi svegli
Non posso credere a quello che sta accadendo. Otto anni. Otto lunghi anni passati da quella indimenticabile ultima performance italiana all'arena di Verona. Ed ora il digiuno sta per terminare. I PEARL JAM TORNANO IN ITALIA PER BEN 5 DATE 5!!!!!!!!!!!!!
Li aspettavo a gloria per il tour di "Riot Act" quattro anni fa ed invece i nostri hanno chirurgicamente evitato il nostro paese nonostante in Europa abbiano toccato mete come Francia, Germania, Norvegia (cosa avrà questa più di noi?) e Inghilterra. Intanto, gli anni passavano ed i segni del tempo cominciavano già a farsi sentire sui volti, un tempo giovani e forti e soprattutto sui pezzi del gruppo di Seattle. Ormai, non ci speravo più. Non aspettavo nemmeno il miracolo al quale di solito ci si aggrappa in situazioni del genere: Non avrei mai visto dal vivo il gruppo che più mi ha influenzato ed esaltato nella mia esistenza.
Ma ecco l'impensabile. Non solo tornano in Italia, ma addirittura a pochi metri da casa mia. A PISTOIA. IN PIAZZA DUOMO!!!!!!!! ROBA DA NON CREDERCI!!!!!
Reazione spontanea: alzo la cornetta e chiamo il mio amico Rudy che, ovviamente, è già al corrente dell'evento: "Tranquillo - mi dice - ci stiamo muovendo per andare a Verona". Nella mia mente cominciano a transitare le mille immagini che
Vedder, McReady, Gossard, Ament e Cameron sono riusciti a regalarmi nel corso degli anni. Quante volte mi sono ascoltato "Ten", "Vs" o "Vitalogy" e quante volte ho suonato quei pezzi da solo convinto di essere coi miei idoli sullo stesso palco. Quante tonnellate di cover bands ho dovuto reggere facendo finta di trovarmi al cospetto dei 5 ragazzi di Seattle (niente contro i "Ten Club" o i "No Code", ma non è proprio la stessa cosa).
Non c'è posto per Verona? Vada per la buona vecchia Pistoia che, ad un tratto, mi sta pure più simpatica. Ah, potenza della musica...
Adesso non mi resta altro che comprare il cd. Così la mia Polo si dirige verso il mio negozio di fiducia: il Jumpin' Jack Music di Agliana dove il mio amico proprietario Marco (nonchè altro fans sfegatato dei PJ) mi consegna il nuovo album della band intitolato, semplicemente, "Pearl Jam" . Mi comunica che ha già i biglietti per Verona e Torino, oltre a quelli pistoiesi e che passerà una settimana alla caccia del pass per il backstage. Lo mando sonoramente a f.....o e proseguo il discorso. Mi mostra dal suo computer le ultime esibizioni live promozionali al Saturday Night Live, al David Letterman Show ed al Cool Britain. Non c'è che dire, i ragazzi sono in forma, Vedder è visibilmente dimagrito e salta come un grillo, mentre il resto del gruppo è più affiatato che mai.
Con l'emozione di un bambino che scarta il regalo di natale sotto l'albero, apro il cd e lo infilo nel lettore. Lo sento tutto d'un fiato come se fosse un immersione in apnea senza possibilità di risalita. Il risultato è discreto (intendiamoci, non memorabile. Imparagonabile ai primi tre dischi) ma con un paio di grandi spunti: "Comatose" è la nuova "Spin The Black Circle" e "Severed Hand" è la più "pearljamiana" del disco (probabilmente sarà il prossimo singolo). Da segnalare, delicate ballatone come "Gone" ed "Inside Job" e pezzi un pò più elaborati come "Marker In The Sand".
Ora sono pronto per lo show. Marco mi ha detto che sarà un grande spettacolo. Una vera festa per tutti i fans italiani. Lo spero davvero e spero davvero di non potermi mai dimenticare quella giornata. Una giornata che passerò al cospetto di un gruppo, magari non gigantesco nella storia del rock, ma capace di trasmettere le emozioni più genuine che si possano immaginare.
ESCAPE IS NEVER THE SAFEST PATH, A DISSIDENT IS HERE!
Li aspettavo a gloria per il tour di "Riot Act" quattro anni fa ed invece i nostri hanno chirurgicamente evitato il nostro paese nonostante in Europa abbiano toccato mete come Francia, Germania, Norvegia (cosa avrà questa più di noi?) e Inghilterra. Intanto, gli anni passavano ed i segni del tempo cominciavano già a farsi sentire sui volti, un tempo giovani e forti e soprattutto sui pezzi del gruppo di Seattle. Ormai, non ci speravo più. Non aspettavo nemmeno il miracolo al quale di solito ci si aggrappa in situazioni del genere: Non avrei mai visto dal vivo il gruppo che più mi ha influenzato ed esaltato nella mia esistenza.
Ma ecco l'impensabile. Non solo tornano in Italia, ma addirittura a pochi metri da casa mia. A PISTOIA. IN PIAZZA DUOMO!!!!!!!! ROBA DA NON CREDERCI!!!!!
Reazione spontanea: alzo la cornetta e chiamo il mio amico Rudy che, ovviamente, è già al corrente dell'evento: "Tranquillo - mi dice - ci stiamo muovendo per andare a Verona". Nella mia mente cominciano a transitare le mille immagini che
Vedder, McReady, Gossard, Ament e Cameron sono riusciti a regalarmi nel corso degli anni. Quante volte mi sono ascoltato "Ten", "Vs" o "Vitalogy" e quante volte ho suonato quei pezzi da solo convinto di essere coi miei idoli sullo stesso palco. Quante tonnellate di cover bands ho dovuto reggere facendo finta di trovarmi al cospetto dei 5 ragazzi di Seattle (niente contro i "Ten Club" o i "No Code", ma non è proprio la stessa cosa).Non c'è posto per Verona? Vada per la buona vecchia Pistoia che, ad un tratto, mi sta pure più simpatica. Ah, potenza della musica...
Adesso non mi resta altro che comprare il cd. Così la mia Polo si dirige verso il mio negozio di fiducia: il Jumpin' Jack Music di Agliana dove il mio amico proprietario Marco (nonchè altro fans sfegatato dei PJ) mi consegna il nuovo album della band intitolato, semplicemente, "Pearl Jam" . Mi comunica che ha già i biglietti per Verona e Torino, oltre a quelli pistoiesi e che passerà una settimana alla caccia del pass per il backstage. Lo mando sonoramente a f.....o e proseguo il discorso. Mi mostra dal suo computer le ultime esibizioni live promozionali al Saturday Night Live, al David Letterman Show ed al Cool Britain. Non c'è che dire, i ragazzi sono in forma, Vedder è visibilmente dimagrito e salta come un grillo, mentre il resto del gruppo è più affiatato che mai.
Con l'emozione di un bambino che scarta il regalo di natale sotto l'albero, apro il cd e lo infilo nel lettore. Lo sento tutto d'un fiato come se fosse un immersione in apnea senza possibilità di risalita. Il risultato è discreto (intendiamoci, non memorabile. Imparagonabile ai primi tre dischi) ma con un paio di grandi spunti: "Comatose" è la nuova "Spin The Black Circle" e "Severed Hand" è la più "pearljamiana" del disco (probabilmente sarà il prossimo singolo). Da segnalare, delicate ballatone come "Gone" ed "Inside Job" e pezzi un pò più elaborati come "Marker In The Sand".
Ora sono pronto per lo show. Marco mi ha detto che sarà un grande spettacolo. Una vera festa per tutti i fans italiani. Lo spero davvero e spero davvero di non potermi mai dimenticare quella giornata. Una giornata che passerò al cospetto di un gruppo, magari non gigantesco nella storia del rock, ma capace di trasmettere le emozioni più genuine che si possano immaginare.
ESCAPE IS NEVER THE SAFEST PATH, A DISSIDENT IS HERE!
venerdì, aprile 28, 2006
Dai, corri Valentina...

Gli sportivi famosi, si sà, sono gente un pò eccentrica: macchinoni, ville grandi come quartieri popolari ripiene di cianfrusaglie a volte totalmente inutili, piscine riempite a Branca Menta e così via. Nel mio peregrinare tra le anfratte delle esternazioni pubbliche dei grandi dello sport mi sono imbattuto in tante scene a dir poco esilaranti: il giocatore del Liverpool Fowler che dopo un gol sniffa la linea bianca del campo come se fosse cocaina, il trenino del Bari, Montano che sale sul podio di Atene con in mano la bandiera amaranto col prefisso di Livorno. Ma credo che nessuno possa battere il nostro Valentino Rossi in quanto ad esultanze fantasiose. Ho provato a contare le celebri gag e scenette coi suoi amici di Tavullia alla fine dei vari gran premi: mi sono fermato a quota 15. Se qualcuno ne conosce di più mi avverta.
Il fatto è che le gag in questione sono troppo esilaranti: dal Robin Hood che festeggia con tanto di arco e freccia sul podio del GP d'Inghilterra ai vigili che lo multano per eccesso di velocità al Mugello.
Ma c'è n'è una che è indubbiamente un capolavoro comico senza eguali e la mia preferita in assoluto.
Gran Premio di Spagna del 2002. Rossi vince in scioltezza e comincia il giro d'onore. Ad un certo punto esce fuori pista e si porta in direzione delle recinzioni; arrivato lì, scende dalla moto, la appoggia al guardrail di fronte ai commissari attoniti e comincia a correre all'impazzata tenendosi fortemente una mano sul...diciamo...pacco. Dopodichè, salta il muretto e si dirige verso un bagno chimico con ancora tuta e casco addosso, lo apre e vi entra dentro dove vi rimane per qualche minuto. Giuro che Guido Meda sta ancora ridendo.
Perchè un post su di lui? Per due motivi: 1, qualcuno (senza fare nomi, vero...) mi ha scongiurato di farlo (eheheheheheh). 2, è un marziano, il vero oggetto non identificato. Dategli una vespa e ti vince il mondiale lo stesso.
Hai voglia a fargli fare le pubblicità con la tartaruga...
mercoledì, aprile 19, 2006
Don Vito non mi fa dormire!
Ragazzi, non so cosa mi sta succedendo. Sono praticamente sull'orlo di una crisi cinematografica. E tutto per colpa di una saga che mi sta cambiando la vita.
Antefatto: qualche settimana fa, mi reco al Marco Polo, il mio distributore di dvd di fiducia, alla ricerca di qualche film che potesse solleticare il mio istinto di maniaco appassionato di cinema. Senza un'idea precisa mi muovo tra gli scaffali, fino a che, una copertina ed un volto si frappongono al mio andare senza meta. Un volto che mi abbaglia con la sua splendente e grandiosa magnificenza: sto parlando del "Padrino" e del volto del grande Marlon Brando. Ancora barcollante per il colpo ricevuto, vengo completamente messo al tappeto alla vista del cofanetto vicino. Un altro volto, un altro immenso attore che mi ipnotizza: ovviamente, "Il Padrino, parte II" e con la presenza titanica (nonostante l'altezza) di Al Pacino.
Affannoso e con il respiro che viene meno, mi tuffo letteralmente sullo scaffale alla ricerca della terza parte ma con mia somma delusione noto che di essa non vi è traccia. Pazienza, mettiamo i primi due capitoli in sacco
ccia e rinviamo il terzo episodio di qualche tempo.
Ora, quelli non sono film, sono opere d'arte inavvicinabili. Mi hanno completamente fuso quel poco di materia grigia che mi rimaneva. Ogni giorno, da quando li ho comprati, sento il bisogno di accendere il mio lettore e ammirare in rotazione le vicende umane della famiglia Corleone. Non ricordo di aver mai avuto una simile adorazione per un film, nemmeno per "Forrest Gump", il mio film preferito. Quello che Francis Ford Coppola è riuscito a creare è qualcosa che va al di là di ogni concezione narrativa, sia visiva che non. La lotta per il potere si concentra solo sugli uomini, non sulle loro attivià. La famiglia Corleone è descritta come potentissima, influentissima e con i ganci giusti in ogni sfera della società civile, eppure, le attività illecite che controlla non vengono mai mostrate sullo schermo. Ci avete fatto caso? Mai un momento in cui si vede del gioco d'azzardo, mai grossi carichi di alcool, mai tonnellate di stupefacenti. Gli omicidi, quelli si, ma fanno parte dell'eterna lotta per il potere tra gli "uomini d'onore". Adoro Brando. Un attore (non ricordo bene chi) disse al suo funerale che recitare con lui è come recitare con Dio. Questo film è probabilmente ciò che più si avvicina alla sua concezione di divinità. Poi, avete presente quando guardate un attore in un film e vi rimane talmente impressa la sua interpretazione che non importa quali altri film farà, lui sarà per voi legato indissolubilmente a quel personaggio? Ecco, Al Pacino, per me, resterà sempre Michael Corleone, nonostante altri filmoni come "Insider" o "Ogni Maledetta Domenica"
Sto andando alla deriva nell'odissea folle di questi film. Pensate con Don Vito Corleone mi pure apparso in sogno. Era li, in tutta la sua stazza, in smoking col fiore all'occhiello, le scarpe lucide ed i capelli impomatati all'indietro. Mi chiede se avessi mai bisogno di qualcosa: "No, la ringrazio Padrino, per il momento sono a posto così...", "Tutto bene all'Università? Mi hanno detto che è molto difficile. Abbiamo diversi professori nel nostro libro paga. Perciò, se ti servisse...diciamo...una laurea, non hai che da chiedere. E se ti creeranno dei problemi, ricordati che i tuoi nemici sono anche i miei nemici. Li faremo un offerta che non potranno rifiutare.", "La ringrazio davvero, sicuramente sarà il primo a saperlo se ci saranno problemi... A proposito: ci sarebbe questo esame di filosofia del linguaggio che...."
Credete che io sia già partito? Lo penso anch'io...
BACIAMO LE MANI!
Antefatto: qualche settimana fa, mi reco al Marco Polo, il mio distributore di dvd di fiducia, alla ricerca di qualche film che potesse solleticare il mio istinto di maniaco appassionato di cinema. Senza un'idea precisa mi muovo tra gli scaffali, fino a che, una copertina ed un volto si frappongono al mio andare senza meta. Un volto che mi abbaglia con la sua splendente e grandiosa magnificenza: sto parlando del "Padrino" e del volto del grande Marlon Brando. Ancora barcollante per il colpo ricevuto, vengo completamente messo al tappeto alla vista del cofanetto vicino. Un altro volto, un altro immenso attore che mi ipnotizza: ovviamente, "Il Padrino, parte II" e con la presenza titanica (nonostante l'altezza) di Al Pacino.
Affannoso e con il respiro che viene meno, mi tuffo letteralmente sullo scaffale alla ricerca della terza parte ma con mia somma delusione noto che di essa non vi è traccia. Pazienza, mettiamo i primi due capitoli in sacco
ccia e rinviamo il terzo episodio di qualche tempo.Ora, quelli non sono film, sono opere d'arte inavvicinabili. Mi hanno completamente fuso quel poco di materia grigia che mi rimaneva. Ogni giorno, da quando li ho comprati, sento il bisogno di accendere il mio lettore e ammirare in rotazione le vicende umane della famiglia Corleone. Non ricordo di aver mai avuto una simile adorazione per un film, nemmeno per "Forrest Gump", il mio film preferito. Quello che Francis Ford Coppola è riuscito a creare è qualcosa che va al di là di ogni concezione narrativa, sia visiva che non. La lotta per il potere si concentra solo sugli uomini, non sulle loro attivià. La famiglia Corleone è descritta come potentissima, influentissima e con i ganci giusti in ogni sfera della società civile, eppure, le attività illecite che controlla non vengono mai mostrate sullo schermo. Ci avete fatto caso? Mai un momento in cui si vede del gioco d'azzardo, mai grossi carichi di alcool, mai tonnellate di stupefacenti. Gli omicidi, quelli si, ma fanno parte dell'eterna lotta per il potere tra gli "uomini d'onore". Adoro Brando. Un attore (non ricordo bene chi) disse al suo funerale che recitare con lui è come recitare con Dio. Questo film è probabilmente ciò che più si avvicina alla sua concezione di divinità. Poi, avete presente quando guardate un attore in un film e vi rimane talmente impressa la sua interpretazione che non importa quali altri film farà, lui sarà per voi legato indissolubilmente a quel personaggio? Ecco, Al Pacino, per me, resterà sempre Michael Corleone, nonostante altri filmoni come "Insider" o "Ogni Maledetta Domenica"
Sto andando alla deriva nell'odissea folle di questi film. Pensate con Don Vito Corleone mi pure apparso in sogno. Era li, in tutta la sua stazza, in smoking col fiore all'occhiello, le scarpe lucide ed i capelli impomatati all'indietro. Mi chiede se avessi mai bisogno di qualcosa: "No, la ringrazio Padrino, per il momento sono a posto così...", "Tutto bene all'Università? Mi hanno detto che è molto difficile. Abbiamo diversi professori nel nostro libro paga. Perciò, se ti servisse...diciamo...una laurea, non hai che da chiedere. E se ti creeranno dei problemi, ricordati che i tuoi nemici sono anche i miei nemici. Li faremo un offerta che non potranno rifiutare.", "La ringrazio davvero, sicuramente sarà il primo a saperlo se ci saranno problemi... A proposito: ci sarebbe questo esame di filosofia del linguaggio che...."
Credete che io sia già partito? Lo penso anch'io...
BACIAMO LE MANI!
martedì, aprile 11, 2006
Nexus. Ovvero, il lato comico delle elezioni.
L'Italia è un popolo di inguaribili bugiardi? Probabilmente si.
Molto spesso, le piccole bugie che diciamo quasi quotidianamente (ho detto quasi, eh!) non hanno ripercussioni su chi ci sta accanto e, quando vengono svelate, ci si accorge di quanto il loro uso potesse essere ridotto. Insomma, grasse risate con tarallucci e vino a volontà.
Ma che succede quando ci sono persone che lavorano su presunte bugie per ricavarne un dato che interessa, non una città, non una provincia, nemmeno una regione ma TUTTA UNA NAZIONE? E che succede quando queste persone diffondono i suddetti dati, suscitando reazioni totalmente opposte?
E soprattutto: CHE SUCCEDE SE POI QUEI DATI NON SONO REALI?
Questo, cari miei amici votanti, è il compito dell'Agenzia Nexus di Milano che, nella giornata di ieri aveva l'onore di comunicare agli italiani l'andamento in prospettiva delle elezioni nel nostro paese (le famigerate "proiezioni") e dare un'idea su chi fosse in vantaggio.
Il bello è che quest'anno hanno preso una cantonata micidiale. Ricapitoliamo velocemente: alle 15 di ieri si chiudono i seggi, alle 15,01 la Nexus dirama i cosiddetti "Exit Poll", dichiarazioni degli elettori sul loro voto rilasciate subito fuori dai seggi. Salta così fuori che l'Unione di Prodi viaggia su una percentuale che si aggira tra il 50 ed il 54%. Una vittoria schiacciante sia al senato che alla camera. Che succede? Il popolo di sinistra si precipita in piazza Santi Apostoli a Roma, sede della coalizione per festeggiare. Euforia, baci, abbracci e così via. Tutti aspettano il leader della mortadella per le 18,30 per il suo discorso di chiusura. Ed invece...
Le ore passano, l
e urne vengono aperte e ci si accorge che non è proprio come la Nexus diceva. Piano piano, la Casa delle Libertà di Berlusconi recupera punti e voti. Si avvicina sempre di più e non si ferma. Allora succede che Prodi annulla il suo discorso, i leaders del centrosinistra si rabbuiano ed a destra gli animi cominciano a salire in alto. Viene chaiamato in causa il responsabile della Nexus e viene accusato di aver fornito dati troppo precipitosamente. Questo povero cristo, messo sotto il fuoco incorciato dai giornalisti di Rai 2, Rai 3 e Rete 4, nonchè dal buon Chicco Mentana a "Matrix", comincia a sudare freddo, il suo volto cambia colore una quindicina di volte in trenta minuti, diventa improvvisamente dislessico. Si aggrappa ad ogni dato possibile ma si rende conto che ha commesso un danno clamoroso.
Poi, alla sera, intorno alle 20, il dramma per la Nexus: La CDL ha superato l'Unione al senato. Non solo, un'ora dopo, anche la camera presenta una situazione di assoluta parità, cosa che l'agenzia milanese non aveva nemmeno lontanamente previsto. Nel frattempo, i sostenitori di Prodi restano dove sono, continuano a sperare, fino al discorso del loro leader... alle 1,20, cioè, CIRCA SETTE ORE E PASSA DALL'ANNUNCIO!!!!
La notte trascorre lunghissima e l'energumeno, capo della più grande lobby di sibille comiche del mondo (la Nexus, appunto) continua a snocciolare proiezioni, che puntualmente, vanno in contrasto coi dati definitivi del Viminale. Si deve aspettare il giorno dopo per i risultati definitivi che vedono Prodi vincere di un pelo alla camera e consolidare di un solo seggio la sua maggioranza al senato.
La foto ritrae un operatore della suddetta agenzia mentre aggancia il suo filo per comunicare i risultati elettorali.
Per una giornata siamo stati tempestati da numeri, da cifre che non si capivano e da politici che litigavano dati alla mano su chi aveva trionfato. Chissà se in quelle stanze, piene di computers precisissimi ed esperti in calcolo si sono resi conto di quello che stavano facendo. Avevano gli italiani in pugno e li tenevano in scacco con le loro cifre e li hanno serenamente rimbecilliti.
Un ultimo episodio sulla confusione creata dai veggenti meneghini: Scaiola in diretta a "Matrix" riceve un foglio da Alemanno dove vi è scritto "Campania: CDL sopra di 3000 voti, mancano 21 sezioni. Dati: Nexus". Passano esattamente tre minuti e dal quartier generale DS arriva un comunicato ufficiale "L'Unione ha vinto in Campania con uno scarto di oltre 18000 voti."
Ah, la statistica...
Molto spesso, le piccole bugie che diciamo quasi quotidianamente (ho detto quasi, eh!) non hanno ripercussioni su chi ci sta accanto e, quando vengono svelate, ci si accorge di quanto il loro uso potesse essere ridotto. Insomma, grasse risate con tarallucci e vino a volontà.
Ma che succede quando ci sono persone che lavorano su presunte bugie per ricavarne un dato che interessa, non una città, non una provincia, nemmeno una regione ma TUTTA UNA NAZIONE? E che succede quando queste persone diffondono i suddetti dati, suscitando reazioni totalmente opposte?
E soprattutto: CHE SUCCEDE SE POI QUEI DATI NON SONO REALI?
Questo, cari miei amici votanti, è il compito dell'Agenzia Nexus di Milano che, nella giornata di ieri aveva l'onore di comunicare agli italiani l'andamento in prospettiva delle elezioni nel nostro paese (le famigerate "proiezioni") e dare un'idea su chi fosse in vantaggio.
Il bello è che quest'anno hanno preso una cantonata micidiale. Ricapitoliamo velocemente: alle 15 di ieri si chiudono i seggi, alle 15,01 la Nexus dirama i cosiddetti "Exit Poll", dichiarazioni degli elettori sul loro voto rilasciate subito fuori dai seggi. Salta così fuori che l'Unione di Prodi viaggia su una percentuale che si aggira tra il 50 ed il 54%. Una vittoria schiacciante sia al senato che alla camera. Che succede? Il popolo di sinistra si precipita in piazza Santi Apostoli a Roma, sede della coalizione per festeggiare. Euforia, baci, abbracci e così via. Tutti aspettano il leader della mortadella per le 18,30 per il suo discorso di chiusura. Ed invece...
Le ore passano, l
e urne vengono aperte e ci si accorge che non è proprio come la Nexus diceva. Piano piano, la Casa delle Libertà di Berlusconi recupera punti e voti. Si avvicina sempre di più e non si ferma. Allora succede che Prodi annulla il suo discorso, i leaders del centrosinistra si rabbuiano ed a destra gli animi cominciano a salire in alto. Viene chaiamato in causa il responsabile della Nexus e viene accusato di aver fornito dati troppo precipitosamente. Questo povero cristo, messo sotto il fuoco incorciato dai giornalisti di Rai 2, Rai 3 e Rete 4, nonchè dal buon Chicco Mentana a "Matrix", comincia a sudare freddo, il suo volto cambia colore una quindicina di volte in trenta minuti, diventa improvvisamente dislessico. Si aggrappa ad ogni dato possibile ma si rende conto che ha commesso un danno clamoroso.Poi, alla sera, intorno alle 20, il dramma per la Nexus: La CDL ha superato l'Unione al senato. Non solo, un'ora dopo, anche la camera presenta una situazione di assoluta parità, cosa che l'agenzia milanese non aveva nemmeno lontanamente previsto. Nel frattempo, i sostenitori di Prodi restano dove sono, continuano a sperare, fino al discorso del loro leader... alle 1,20, cioè, CIRCA SETTE ORE E PASSA DALL'ANNUNCIO!!!!
La notte trascorre lunghissima e l'energumeno, capo della più grande lobby di sibille comiche del mondo (la Nexus, appunto) continua a snocciolare proiezioni, che puntualmente, vanno in contrasto coi dati definitivi del Viminale. Si deve aspettare il giorno dopo per i risultati definitivi che vedono Prodi vincere di un pelo alla camera e consolidare di un solo seggio la sua maggioranza al senato.
La foto ritrae un operatore della suddetta agenzia mentre aggancia il suo filo per comunicare i risultati elettorali.
Per una giornata siamo stati tempestati da numeri, da cifre che non si capivano e da politici che litigavano dati alla mano su chi aveva trionfato. Chissà se in quelle stanze, piene di computers precisissimi ed esperti in calcolo si sono resi conto di quello che stavano facendo. Avevano gli italiani in pugno e li tenevano in scacco con le loro cifre e li hanno serenamente rimbecilliti.
Un ultimo episodio sulla confusione creata dai veggenti meneghini: Scaiola in diretta a "Matrix" riceve un foglio da Alemanno dove vi è scritto "Campania: CDL sopra di 3000 voti, mancano 21 sezioni. Dati: Nexus". Passano esattamente tre minuti e dal quartier generale DS arriva un comunicato ufficiale "L'Unione ha vinto in Campania con uno scarto di oltre 18000 voti."
Ah, la statistica...
venerdì, marzo 31, 2006
Chi votate? Ve lo dice un sito.
Ci siamo. Mancano meno di dieci giorni alle elezioni politche italiane e la tensione sale ogni ora di più. Ogni giorno, al balcone della lotta elettorale senza esclusione di colpi, ci sono nuove polemiche, sia da una parte che dall'altra. Si passa allegramente dai "bambini bolliti in Cina
dai comunisti", gentile omaggio delle abilità oratorie di Berlusconi alla "politica delinquente della destra" secondo l'opinione di Romano Prodi. Ed intorno a loro, una serie pressochè infinita di piccoli leaders con la funzione di assoluti comprimari che si limitano a correggere eventuali sparate apparentemente senza senso dei loro capilista.
In mezzo a questo sterminato mare di nomi e di personalità il cittadino viene letteralmente surclassato da messaggi che tutto posseggono tranne la chiarezza di base. In più i simboli aumentano ancora di più la confusione. Uno in particolare mi ha choccato in modo clamoroso: La nuova Democrazia Cristiana insieme al Partito Socialista? Cioè, fatemi capire: questi due nella prima repubblica erano arci nemici giurati, si facevano le picche e lavori d'ostruzionismo ed ora corrono insieme? Meraviglioso anche lo slogan: "I due partiti che hanno fatto grande l'Italia", ovvero, quando Beep Beep fa la pace con Willy il coyote.
Si dice che le elezioni di quest'anno (come tutte) saranno decise (
scusate il gioco di parole) dagli indecisi, coloro che non sanno per chi votare. E la rete viene in soccorso allo sventurato italiano. Sul sito www.voisietequi.it potrete risolvere definitivamente il vostro dilemma elettorale. Consiste in 25 domande sulle questioni politiche più recenti e importanti dove non dovrete fare altro che esprimere la vostra opinione favorevole o contraria che sia (nel caso non foste informati su di un argomento proposto, un link vi guiderà in una breve spiegazione). Alla fine della prova, vi sarà richiesto d'inserire il proprio nome, dopodichè, il cervellone elettronico calcolerà la vostra esatta posizione nella tabella della politica italiana, con tanto di mappa esplicativa e riferimento al partito al quale siete più vicini in base alle risposte date.
Un espediente divertente per alleggerire un pò il peso delle elezioni, anche per coloro che hanno già deciso per chi votare. Io mi sono prestato al gioco e devo dire che la risposta è piuttosto attendibile.
VOTA ANTONIO... VOTA ANTONIO... VOTA ANTONIO
dai comunisti", gentile omaggio delle abilità oratorie di Berlusconi alla "politica delinquente della destra" secondo l'opinione di Romano Prodi. Ed intorno a loro, una serie pressochè infinita di piccoli leaders con la funzione di assoluti comprimari che si limitano a correggere eventuali sparate apparentemente senza senso dei loro capilista. In mezzo a questo sterminato mare di nomi e di personalità il cittadino viene letteralmente surclassato da messaggi che tutto posseggono tranne la chiarezza di base. In più i simboli aumentano ancora di più la confusione. Uno in particolare mi ha choccato in modo clamoroso: La nuova Democrazia Cristiana insieme al Partito Socialista? Cioè, fatemi capire: questi due nella prima repubblica erano arci nemici giurati, si facevano le picche e lavori d'ostruzionismo ed ora corrono insieme? Meraviglioso anche lo slogan: "I due partiti che hanno fatto grande l'Italia", ovvero, quando Beep Beep fa la pace con Willy il coyote.
Si dice che le elezioni di quest'anno (come tutte) saranno decise (
scusate il gioco di parole) dagli indecisi, coloro che non sanno per chi votare. E la rete viene in soccorso allo sventurato italiano. Sul sito www.voisietequi.it potrete risolvere definitivamente il vostro dilemma elettorale. Consiste in 25 domande sulle questioni politiche più recenti e importanti dove non dovrete fare altro che esprimere la vostra opinione favorevole o contraria che sia (nel caso non foste informati su di un argomento proposto, un link vi guiderà in una breve spiegazione). Alla fine della prova, vi sarà richiesto d'inserire il proprio nome, dopodichè, il cervellone elettronico calcolerà la vostra esatta posizione nella tabella della politica italiana, con tanto di mappa esplicativa e riferimento al partito al quale siete più vicini in base alle risposte date.Un espediente divertente per alleggerire un pò il peso delle elezioni, anche per coloro che hanno già deciso per chi votare. Io mi sono prestato al gioco e devo dire che la risposta è piuttosto attendibile.
VOTA ANTONIO... VOTA ANTONIO... VOTA ANTONIO
mercoledì, marzo 22, 2006
Una medaglia per Quattrocchi.

Dopo tanti post buttati sul ridere e su argomenti assolutamente semi-seri oggi voglio parlare di un argomento molto importante e delicato e spero che la discussione che si genererà fuori da questo post sia logica e ragionata.
L'altro ieri, in una solenne cerimonia al Qurinale, il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito a Fabrizio Quattrocchi, uno dei quattro ostaggi italiani rapiti in Iraq lo scorso anno e l'unico che purtroppo ci ha rimesso la vita, la medaglia d'onore al valore civile, una delle massime onorificenze che lo stato italiano può conferire ad un privato cittadino.
All'apprendere di questa notizia io (nonchè alcune persone di mia conoscenza) ho storto un pò la bocca. C'è sempre qualcosa che non va se in un occasione come questa nel quale la massima autorità italiana, il garante della nostra costituzione, assegna un premio che dovrebbe essere condiviso dalla totalità della popolazione e che in realtà spacca letteralmente in due l'opinione pubblica.
La mia domanda è molto semplice: il povero Quattrocchi se l'è davvero meritata?
Si possono fare numerosissimi ragionamenti sulla questione: è fuori discussione che la sua morte sia stata un tragico evento che ha spiazzato un intera nazione e che ha messo in imbarazzo lo stato, però il nostro Quattrocchi si era recato in Iraq di sua spontanea iniziativa, così come Agliana, Stefio e Cupertino che furono rapiti con lui. Si era imbarcato in quella che il governo italiano aveva definito "missione di pace" e che di pacifico non ha assolutamente nulla (portare la pace con i fucili e le bombe mi sembra un triste eufemismo). Sapeva benissimo i rischi a cui andava incontro. Lo hanno chiamato eroe. Forse perchè è morto da italiano in terra di guerra straniera, forse perchè la parola stessa richiama a valori romantici ormai del tutto evaporati, forse per quella coraggiosissima frase (questo gli va senza dubbio riconosciuto) detta con la morte praticamente a suo fianco e con i rapitori che lo deridevano mitra in mano. Ci vuole un gran fegato ed un attaccamento spaventoso alla vita per dire "vi faccio vedere come muore un italiano". Nonostante ciò, non credo che Fabrizio Quatrocchi sia un eroe. Il tempo degli eroi è finito da un pezzo. Dovremmo tornare indietro centinaia di anni per poter accostare felicemente l'appellativo eroe ad un qualsiasi personaggio storico. Neppure la parola "patria", tanto abusata e utilizzata in questi casi, credo abbia un valore rilevante. Dov'è la patria oggi, in un mondo che sta via via limando i suoi confini e dove le distanze sono solo fattori fittizi? Un tempo morire per la patria era difenderla da minacce esterne combattendo sul territorio. Ora mi dite che cosa c'è di patriottico andare a morire in un paese lontano migliaia di chilomentri e che non ha mai (sottolineo, mai) minacciato l'incolumità di milioni d'italiani? Non è patriottismo. Non è essere eroi. Fabrizio Quattrocchi si è trovato, a mio modestissimo avviso, semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Andiamoci piano con i proclami da poemi cavallereschi. Sono davvero addolorato per la sua morte ma non era un militare, poteva benissimo restare a Genova e continuare a fare la guardia del corpo ai personaggi famosi. Di sicuro, anche lì correva i suoi bei rischi e non aveva bisogno di andare a ricercare nuovi stimoli in una terra totalmente ignota.
Vorrei davvero che la gente si rendesse conto delle parole che dice. Se Quattrocchi merita una medaglia allora la meritano anche tutti coloro che nel loro piccolo hanno contribuito alla crescita dell'Italia. Tutti quanti. Fino al più piccolo e misero operaio morto sul lavoro mentre provava a rendere il suo paese più vivibile. Chissà se anche lui avrà pensato la stessa frase detta da Quattrocchi in punto di morte.
mercoledì, marzo 15, 2006
Cara, ti amo... il manifesto dell'uomo moderno.

Correva l'anno 1990 ed un gruppo italiano, fino a quel momento confinato ai sobborghi della musica leggera italiana, usciva prepotentemente dall'anonimato filosofico della canzone d'autore. Un gruppo, le quali idee illuminate ed eloquenti hanno cambiato per sempre gli occhi per vedere il mondo. Con il loro avvento, niente sarebbe stato lo stesso. Neppure loro. Parlo degli unici veri sex symbols italiani (anche perchè quando l'italiano medio li osserva si sente subito più attraente). Parlo degli ELIO E LE STORIE TESE.
Ebbene, questi signori nell'anno di grazia sopra citato hanno partorito una canzone, che dico, un vero e proprio manifesto dell'uomo di oggi. Una canzone che si colloca minimo 20 anni avanti nel tempo ed ha una funzione sociologica assolutamente unica: il pezzo è "Risvolti psicologici nel rapporto tra giovani uomini e giovani donne" o per essere più brevi "Cara, ti amo".
Non è uno scherzo. La canzone è stata inserita all'interno di diversi testi scolastici superiori per descrivere la condizione ed il rapporto tra i sessi e non esiste un più magistrale ritratto di come lo sfruttamento maschile da parte del gentil sesso si stia perpetuando. Altro che Marinetti ed il manifesto del futurismo, questa è intuizione allo stato brado.
E' il mio tributo ad un gruppo che ha finalmente avuto il coraggio di denunciare anni di sopprusi e malefatte compiuti da donne senza scrupoli e dedite al loro interesse.
Signori, ecco a voi il capolavoro:
Uomo: Eravamo fidanzati, poi tu mi hai lasciato senza addurre motivazioni plausibili.
Donna: Non è vero, tu non capisci l'universo femminile. La mia spiccata sensibilità si contrappone al tuo gretto materialismo maschilista.
U: Ciò nonostante...
Rit: U: Cara, ti amo
D: Mi sento confusa...
U: Cara, ti amo
D: Devo stare un pò da sola...
U: Cara, ti amo
D: Esco da una storia di tre anni con un tipo
U: Cara, ti amo
D: Non mi voglio sentire legata
U: Cara, ti amo...
U: Rimani in casa
D: Voglio essere libera
U: Esci allora con chi ti pare
D: Non ti interessi mai di quello che faccio
U: Vorrei palparti le tette
D: Porco!
U: Mai ti toccherei neanche con un fiore
D: Finocchio!
U: Mi drogo, bestemmio, picchio i bambini e non ti cago
D: Ti amo
U. Mi faccio il culo 14 ore di seguito per mantenerti e ti cago
D: E io ti lascio per un tossicomane con non fà un cazzo tutto il giorno, che bestemmia e picchia e bambini
U: Mi metto il goldone
D: Ho un desiderio di maternità
U: Ho un desiderio di paternità
D: Mettiti il goldone/RITORNELLO
U: Rimango in casa
D: Mi opprimi
U: Esco
D: Questa casa non è un albergo
U: Ti passo un cubetto di ghiaccio sulla pancia dopodichè di scopo bendata
D: Non sono una troia
U: Allora in posizione canonica io sopra tu sotto
D: Che palle
U: Disse la vacca al mulo
D: Oggi ti puzza il culo
U: Disse il mulo alla vacca
D: Ho appena fatto la cacca/RITORNELLO
U: Ed ora, uniamo i nostri corpi nell'estasi suprema che è propria dell'idillio dell'amore
D: No. Perchè quando avevo 13 anni mio cugino me lo ha fatto vedere e da allora sono traumatizzata, però possiamo restare abbracciati tutta la notte senza fare niente, sarà bellissimo lo stesso.
U: Te lo tronco nel culo?
D: Dai, via, adesso?
U: Usciresti con me domani sera?
D: Sono un pò stanca e poi c'ho già un altro impegno
U: Beh, poco male, così vedo i miei amici
D: Sono libera
U: Mettiamola sul sesso
D: Ho bisogno d'affetto
U: Mettiamola sull'affetto
D: Chiaviamo
U: Io sono come sono
D: Cerca di cambiare
U: Ecco sono cambiato
D: Non sei più quello di una volta
U: Tu mi appartieni
D: L'utero è mio
U: Eccoti i soldi per la pelliccia
D: Eccoti l'utero
INSIEME: EVVIVA L'AMORE!!!!!!!!!!!!!!!
martedì, marzo 07, 2006
E' l'ora di finirla!

Ma dico: possibile che qualcuno se ne sia ancora accorto solo adesso?
L'altro giorno mi imbatto sui media nazionali sulla notizia della presunta diseducatività del programma "Amici" di Maria de Filippi. Il motivo scatenante sono state le reazioni di pubblico e giuria nei confronti di una esibizione di un ballerino della "scuola" televisiva condotta dalla consorte dell'uomo con la camicia fotonica.
Platinette seduta in commissione tecnica (mi domando cosa abbia da insegnare, comunque...) contro una spettatrice seduta sulle ormai "curve" stile stadio dello studio romano (prossimamente; bandiere, fumogeni, cori di scherno, striscioni con svastiche). che commenta la prestazione a modo suo apostrofando il ballerino in questione sulla sua dubbia virilità. E lì succede la catastrofe: volano parole grosse. Il climax lo raggiunge il "soubrettone" quando si lascia scappare una "stronza razzista" per poi inserire il rolling e ripeterlo almeno altre cinque volte.
Nell'ultima puntat
a c'è stato il secondo tempo della sfida. Stavolta un ragazzo che dice la sua, usando anche un certo sprezzo nel commentare e la buona (il il buon, vedete voi) Platinette che urla fino a perdere la voce e ripartire con (nell'ordine) "cafone, ignorante, stupido". Dopo aver visto gli spezzoni incriminati voglio mettere l'accento su due questioni. Primo: i finti sentimenti che si creano all'interno dell'"accademia". Il programma si chiama "Amici", eppure, l'amicizia è subordinata alla competizione estrema e alla lotta per il successo con ogni mezzo. Sei bravo? sarai sempre secondo a qualcuno, per migliorare devi distruggere chi ti sta davanti. Fregatene dei metodi, dei valori, di fare male agli altri. Sei tu che devi prevalere. Questi, cari navigatori del blog, sono i sentimenti ed i valori che vengono trasmessi.
Secondo: il comportamento del conduttore, ovvero, il non comportamento. Una persona sana cercherebbe di sedare i conflitti sul nascere per il buon proseguo del programma. Lei no. Guarda e ride. Lungi da lei di intervenire in soccorso o in difesa di qualcuno. E' lei che scrive la trasmissione e sono sicuro al mille per mille che nella scaletta è sempre previsto il momento dello scannamento collettivo.
E adesso, che la gente sembra aprire gli occhi, non credete che sia il momento di far chiudere baracca e burattini (mai termine fu più azzeccato) a nostra signora delle cazzate?
lunedì, febbraio 27, 2006
Perchè, purtroppo, Sanremo è Sanremo

Parappapapaparà, parappapapaparà, parappapapapapara para, pa pa rà!!!!!
E'arrivato di nuovo il giorno dell'inaugurazione del Festival di Sanremo, edizione 2006. Pare sia passato un sacco di tempo dall'ulitma edizione e risulterei banale se facessi qui il solito giochino di chiedere a voi, pochi ma buoni abituèe di questo blog, di farmi l'elenco degli ultimi tre vincitori della nota kermesse.
Per chi non se lo ricordasse l'anno scorso il dubbio onore è toccato a Francesco Renga con la sua "Angelo", pezzo sicuramente sopra la media dei precedenti vincitori ma che costringerà probabilmente il buon ex-Timoria ad essere ricordato principalmente per quella canzone. Personalmente l'anno scorso avevo il mio cavallo di battaglia, colui che speravo trionfasse a mani basse. Nicola Arigliano ed il suo swing quartet con "Colpevole". Secondo me non ha vinto perchè un uomo di novant'anni suonati, che regge l'anima coi denti e che ha bisogno del leggio davanti per cantare le sue canzoni non dà una bella immagine del festival (nonostante gli sia toccato il premio della critica).
Quest'anno si parla di grandi novità (come tutti gli anni, del resto), Panariellone nostro che tira la baracca (e forse è l'unica nota positiva insieme alla Victoria Cabello che spero faccia un gran casino sul palco) ed super ospiti di netta marca holliwoodiana. Oggi, il primo di loro è il noto pilota di jet John Travolta che passa dalla febbre del sabato sera al magone del lunedì notte per essere salito sul palco dell'Ariston.
Insomma, ancora una volta mancherà la materia prima: le canzoni. Tra ritorni altisonanti come quello di Anna Oxa e di Ron e la riscoperta della categoria giovani, ho come il presentimento che sarà il personaggio più di moda a vincere sabato sera. Volete sapere il nome del favorito numero 1? Tappatevi gli orecchi e cominciate a disperarvi: Dolcenera. Una che quando canta sembra sempre che sia sull'orlo del conato di vomito (con quella sua tendenza ad enfatizzare ogni singola parola stile Mario Merola in versione femminile).
Comunque voglio essere positivo. Anche quest'anno ho per chi tifare: gli Sugarfree. Perchè? Perchè sono talemente ridicoli che è impossibile non provare tenerezza. Inoltre il cantante è totalmente ossessionato dal sesso che diventa anche imbarazzante ascotarlo. E' la sua unica preoccupazione e ragione di vita (in "Cleptomania"...apri almeno le tue gambe verso me... ed in "Cromosoma"...sono nato solo per possederti...lasciami insinuare dentro te tutti i miei tentacoli d'amore...Roba da brividi). Poi, diciamocela tutta, lui è brutto che non si può guradare ma nonostante ciò si dimena e si atteggia come se fosse l'individuo più sexy mai uscito dal ventre di madre natura. Il titolo della loro canzone mi lascia presagire che anche a Sanremo lo vedremo scatenare tutto il suo arsenale ormonale sugli spettatori italiani. Il pezzo s'intitola "Solo Lei Mi Ha". Fate un pò voi.
Buon festival a tutti... ricordatevi sempre che di solito su Rai3 ci sono tanti bei programmi ed il telecomando è sempre a portata di mano.
martedì, febbraio 21, 2006
Anch'io amo il wrestling... dovrei vergognarmi?
Credo che non esista niente di peggio che essere buonisti a tutti i costi. Cosa intendo per buonismo? Trasudare bei sentimenti o valori e fare di tutto per metterli in mostra.
Questo post nasce da due notizie apprese di recente nei circuiti nazionali e locali (chi mi conosce sa la mia attenzione ai fatti prettamente giornalistici) e devo dire, con una mano sulla pancia per trattenere lo sdegno che esce dallo stomaco, che sono una più bella dell'altra.
Notizia nr.1 (quella nazionale): Il MOIGE, ossia il Movimento Italiano Genitori, ha chiesto ed ottenuto dal governo italiano la limitazione del merchandise della WWE, la massima federazione mondiale del wrestling, colpevole di commercializzare nel nostro paese modelli che incitano alla violenza gratuita ed ad un concetto
positivo di dolore. Quindi, meno action figures, meno videocassette, meno figurine.
Notizia nr.2 (strettamente pratese): una scuola elementare (della quale non farò il nome) ha espressamente vietato ogni tipo di maschera rigurdante i lottatori di wrestling durante la propria festa di carnevale. La motivazione è pressochè la stessa della news precedente. Pena: nota a casa diretta ai genitori.
Ora, io mi chiedo: perchè questo accanimento contro la lotta libera?
OK, magari la WWE non è proprio un monumento di correttezza e di buon esempio ma non vi sembra che qua si stia un pò esagerando?
Il wrestling come lo intendiamo noi esiste da circa venti anni e dalle gesta dei vari Hulk Hogan e Macho Man Randy Savage, che andavano in onda su Italia 1, non è mai esistito un periodo di stanca di questa attività. Semplicemente, la copertura televisiva è ripresa da circa tre anni riportando i bacchettoni moralisti contro questo tipo di sport entertaining. Il MOIGE, soprattutto, composto da personaggi notevolmente repressi che credono che un bambino, per stare bene, dovrebbe rimanere chiuso nella sua stanza, 24 ore su 24, senza contatti con l'esterno, si è trasformato pian piano in una vera e propria lobby che ha diversi referenti (come si è visto per la legge in questione) a Montecitorio e che ha combattuto anche contro le veline in tv, le parolacce alle 16.30 ed i cartoni animati giapponesi (per le varie allusioni al sesso). Insomma, uno dei gruppi più ignobili mai nati in Italia.
Per quanto riguarda la seconda notizia, siamo in piena caccia alle streghe. Solo un osservazione: e se qualche bambino decide di vestirsi da militare? O da Moschettiere? O da ultras con spranga annessa? La nota lì non ci sarà? Ovviamente no.
Il mio parere è che il wrestling sia assolutamente solo da guardare ed è compito dei genitori fare capire ai figli che ciò che vedono è pura finzione, puro intrattenimento. Per loro però sarà un pò più difficile spiegare le scene di morte che vedono quotidianamente sui TG e che vanno in onda senza problemi di censura. Sarò scemo, ma io vedo tanta violenza anche nei programmi di Costanzo e della De Filippi.
Io continuo a guardarlo, lo adoro e se mi capita l'occasione tornerò a vederlo dal vivo (a Livorno è stato grandioso).
Questo post nasce da due notizie apprese di recente nei circuiti nazionali e locali (chi mi conosce sa la mia attenzione ai fatti prettamente giornalistici) e devo dire, con una mano sulla pancia per trattenere lo sdegno che esce dallo stomaco, che sono una più bella dell'altra.
Notizia nr.1 (quella nazionale): Il MOIGE, ossia il Movimento Italiano Genitori, ha chiesto ed ottenuto dal governo italiano la limitazione del merchandise della WWE, la massima federazione mondiale del wrestling, colpevole di commercializzare nel nostro paese modelli che incitano alla violenza gratuita ed ad un concetto
positivo di dolore. Quindi, meno action figures, meno videocassette, meno figurine.Notizia nr.2 (strettamente pratese): una scuola elementare (della quale non farò il nome) ha espressamente vietato ogni tipo di maschera rigurdante i lottatori di wrestling durante la propria festa di carnevale. La motivazione è pressochè la stessa della news precedente. Pena: nota a casa diretta ai genitori.
Ora, io mi chiedo: perchè questo accanimento contro la lotta libera?
OK, magari la WWE non è proprio un monumento di correttezza e di buon esempio ma non vi sembra che qua si stia un pò esagerando?
Il wrestling come lo intendiamo noi esiste da circa venti anni e dalle gesta dei vari Hulk Hogan e Macho Man Randy Savage, che andavano in onda su Italia 1, non è mai esistito un periodo di stanca di questa attività. Semplicemente, la copertura televisiva è ripresa da circa tre anni riportando i bacchettoni moralisti contro questo tipo di sport entertaining. Il MOIGE, soprattutto, composto da personaggi notevolmente repressi che credono che un bambino, per stare bene, dovrebbe rimanere chiuso nella sua stanza, 24 ore su 24, senza contatti con l'esterno, si è trasformato pian piano in una vera e propria lobby che ha diversi referenti (come si è visto per la legge in questione) a Montecitorio e che ha combattuto anche contro le veline in tv, le parolacce alle 16.30 ed i cartoni animati giapponesi (per le varie allusioni al sesso). Insomma, uno dei gruppi più ignobili mai nati in Italia.
Per quanto riguarda la seconda notizia, siamo in piena caccia alle streghe. Solo un osservazione: e se qualche bambino decide di vestirsi da militare? O da Moschettiere? O da ultras con spranga annessa? La nota lì non ci sarà? Ovviamente no.
Il mio parere è che il wrestling sia assolutamente solo da guardare ed è compito dei genitori fare capire ai figli che ciò che vedono è pura finzione, puro intrattenimento. Per loro però sarà un pò più difficile spiegare le scene di morte che vedono quotidianamente sui TG e che vanno in onda senza problemi di censura. Sarò scemo, ma io vedo tanta violenza anche nei programmi di Costanzo e della De Filippi.
Io continuo a guardarlo, lo adoro e se mi capita l'occasione tornerò a vederlo dal vivo (a Livorno è stato grandioso).
mercoledì, febbraio 15, 2006
Il giorno in cui il calcio finì.

La storia che sto per narrarvi non è una storia di fantascienza, non è un parto di una mente malata che decide di inventare una favola della buonanotte che, per contrappasso, non fa addormentare nessuno e non è neppure una leggenda metropolitana. Questa storia racconta di fatti realmente accaduti. Fatti di cui non vorremmo mai sentir parlare, di un passato che ritorna a galla per mordere le chiappe a chi non crede o a chi non ha fede. Un racconto terribile, che ha un preciso inizio e una precisa fine. Sappiamo la data dello spaventoso misfatto e pure l'ora: 18 GENNAIO 1981, ore 15.
Siamo a Firenze, più precisamente allo stadio Artemio Franchi. E' in programma la 13° giornata del girone di andata del campionato di serie A. Sul manto erboso del suddetto stadio scendono in campo due squadre: una con la classica divisa viola, l'altra con una maglia color arancione acceso. E'il giorno della disfatta,il giorno del crollo. Il giorno di FIORENTINA - PISTOIESE.
Ebbene si. Gli odiati cugini possono vantare un primato rispetto a Prato. Loro la serie A l'hanno vissuta davvero, solo per un anno, ma che in seno ad una rivalità sportiva senza limiti con la città dei cenci è un macigno che pesa milioni di quintali.
Le due squadre arrivano allo scontro diretto sorprendentemente a pari punti (11 per la precisione) con una posizione mediana di classifica. L'animo dei tifosi viola è già surriscaldato, una sconfitta provocherebbe una crisi nera con conseguente discesa in zona retrocessione. Dal canto loro, la Pistoiese è la rivelazione assoluta. Partita come oggetto misterioso, si è rivelata una buona squadra e viene da una netta vittoria esterna per 3 a 1 sul campo del Catanzaro.
L'allenatore gigliato Carosi manda in campo la seguente squadra: Galli, Contratto, Tendi, Galbiati, Guerrini, Casagrande, Sacchetti, Manzo, Fattori, Antognoni, Bertoni. Risponde il D.T. Fabbri con: Mascella, Zagano, Borgo, Benedetti, Berni, Lippi, Badiani, Agostinelli, Rognoni, Frustalupi, Chimenti. Nonostante gli arancioni schierino il futuro allenatore della nazionale, uomo di grande esperienza e l'ex interista Frustalupi non fanno paura e il signor Mattei di Macerata dà l'inizio al match.
34 minuti. 34 minuti per sprofondare all'inferno. Il gol di Rognoni gela lo stadio. Nessuno se lo aspettava. Per alcuni attimi il cuore di Firenze smette di battere per poi riprendere incessantemente ad incitare la squadra un minuto dopo. Passano cinque minuti e la bandiera Antognoni sigla il pareggio su rigore. Di nuovo il cuore più leggero e la sfida meno tesa... prima che Badiani firmi un minuto prima di andare al riposo il gol del 2 a 1. Per tutto il secondo tempo i viola assaltano la porta di Mascella, sbagliando sempre e rischiando di subire il terzo gol in contropiede.
Quando arriva il fischio finale, la curva fiesole gurada incredula il tabellone: Fiorentina - Pistoiese 1-2. Scoppia una contestazione ferocissima, i tifosi vorrebbero entrare in campo e linciare uno ad uno i propri giocatori. Una macchia che non verrà mai più cancellata. Neppure la vittoria al ritorno per 1 a 0 con un autogol di Rognoni (chi di gol ferisce...) potrà lenire l'o
nta subita.Come è finito il campionato? A consolazione di noi fiorentini, la Pistoiese ha chiuso il torneo all'ultimo posto con una serie di record negativi e senza mai vincere nel girone di ritorno. La Fiorentina si assestò al quinto posto e condusse un dignitoso campionato fino alla fine (per la cronaca: scudetto alla Juventus).
In conclusione: si, ok, la Fiorentina di allora aveva Antognoni ma se ci fosse stato questo signore a fianco, dubito che le cose sarebbero andate nello stesso modo.
giovedì, febbraio 09, 2006
Il giornalista che divenne leggenda.

Adesso facciamo tutti un bel quiz: quanti di voi sanno chi è quest'uomo nella foto?
Mi chiedo quante volte lo abbiate visto, magari distrattamente, in qualche servizio giornalistico in inglese (precisamente, in americano. C'è differenza non crediate...) e non vi è passato nemmeno per la testa di domandarvi chi fosse. Probabilmente, impegnati in tutt'altre faccende, ve ne siete sbattuti allegramente (va beh, da un lato è pure giusto) ma per una persona che studia giornalismo questa faccia significa tantissime cose. Lo possiamo chiamare in tantissimi modi diversi: mito, dio, icona. A mio avviso, solo una definizione però calza davvero a pennello ed è quella di leggenda vivente.
Vi presento Walter Cronkite, semplicemente il più grande anchorman della televisione americana.
Il suo stile unico ed inconfondibile ed una dialettica sempre imparziale ed al totale servizio del cittadino medio, lo hanno reso celebre in tutti e cinque i continenti e rispettato da chiunque abbia solo anche approcciato il mestiere della comunicazione per poco tempo.
Un baluardo aziendale (legato da sempre ad un solo network: la CBS), un esempio mirabile della famosa massima "the right man, in the right place, at the right time". Per farvi capire l'importanza del soggetto in questione vi voglio solo ricordare alcuni avvenimenti commentati dal nostro in diretta nazionale (se non addirittura, mondiale):1- l'atterraggio di Neil Armstrong sulla Luna. 2- fu il primo a dare notizia dell'assassinio di Kennedy. 3- annunciò l'inizio e la fine della guerra in Vietnam. 4- scandalo Watergate: sempre il primo sulla notizia.
Il suo volto bonario, ma al tempo stesso autoritario come potrebbe essere un professore di liceo o un amministratore di una piccola azienda, ha accompagnato almeno tre generazioni di americani ogni giorno e l'America, così tanto avvezza a stringersi intorno a simboli nazionali, lo ha subito adottato come patrimonio assoluto come potrebbe essere una foresta o un monumento di enorme importanza. Oggi, Walter il grande, ha 90 anni e continua (seppur a rango ridotto) il suo lavoro, come se la missione che si è prefissato di compiere andasse avanti anche dopo il suo trapasso, che spero, arrivi almeno tra altri vent'anni.
Perchè questo articolo? perchè tutte le volte che accendo un telegiornale italiano e vedo le faccie dei nostri anchorman, alla loro ipocrisia, a come passano da uno sguardo triste e tormentato che accompagna una notizia di morte ad un'espressione che è il massimo dell'allegria alla notizia successiva, mi ferisce profondamente (il caso di Studio Aperto è eclatante: a metà strada tra il dramma psico-sociale ed il gossip più degenerato).
Aspettiamo, allora, la nascita del Cronkite italiano. Sperando non passino mille anni.
venerdì, febbraio 03, 2006
Il "prezzo" per chiamarsi Lou Reed

Scusate, ma non me ne ero proprio reso conto. Firenze è improvvisamente tornata una meta piuttosto interessante per gli eventi musicali "di grido".
L'agenda musicale fiorentina si sta riempiendo di appuntamenti che suscitano la fantasia di nostalgici puristi del rock artigianale d'annata (leggi Deep Purple, al Saschall il 13 febbraio), che ripercorrono, non senza ripetizioni, la breve annata d'oro del Brit Pop (leggi Oasis, il 6 al Mandela Forum) e che schierano i capi saldi della musica italiana in prima linea (visti i nomi ci sarebbe da mettersi a piangere: Ligabue il 15 alla Flog ed i Negramaro il 23 sempre al Mandela Forum).
Eppure, tra i tanti concerti, un nome su tutti ha catturato la mia attenzione e la mia fantasia: Lou Reed è in giro in Italia e porta il suo show proprio nel nostro capoluogo. "Grande", ho pensato, "è la migliore occasione che ho per vederlo. Si, si, ci vado, ho deciso. Quanto costerà il biglietto? In fondo è Lou Reed. Non sarà mica come quei bastardi che fanno i tour mondiali con un sacco di date e che si fanno pagare i concerti a peso d'oro in modo da mettere da parte un bel gruzzoletto in vista della pensione? E' l'ex cantante dei Velvet Undergound, un gruppo, magari non proprio il massimo del populismo, ma sempre molto attento ai problemi giovanili. No, me lo potrò permettere di sicuro!"
I miei dubbi sono stati subito fugati... nel peggior modo possibile! CINQUANTA EURO!!! No, dico, avete presente quanti sono cinquanta euro? Sono tanti anche per chi lavora normalmente, figuratevi per uno studente universitario! La notizia me l'ha data Alberto Mariotti, detto Babi, fine conoscitore musicale e compagno d'università.
Probabilmente, capendo il mio visibile sconforto, ha provato ad addolcirmi la pillola con un'altra notizia: "Lo sai che il 10, invece, c'è John Cale a Scandicci?"
Attimo di pausa: il mio viso si ridesta dal torpore e comincia a riacquistare colore: chi è John Cale è presto detto. La viola magica e spettrale degli stessi Velvet Underground che, con un album appena uscito "Black Acetate", porta avanti un tour che passa assolutamente in secondo piano rispetto a quello del suo ex compagno di gruppo. Costo del biglietto? Quattordici euro.

Riflessioni. D'accordo, sei Lou Reed. Hai scritto cose memorabili, hai segnato un epoca con i tuoi pezzi ma è anche vero che da qualche anno stai perdendo (comprensibilmente, vista l'età) colpi. Intanto anche i tuoi ultimi lavori sono stati giudicati malissimo e qualche anno fa hai acconsentito che uno squallido Dj remixasse un tuo grande capolavoro come "Satellite Of Love", estirpando dalla canzone tutta la poesia e il pathos tipici della tua musica. Certo, suonerai a Firenze, al Saschall, mica nella modesta Scandicci, intima e quasi nascosta cittadina nell'hinterland fiorentino.
Il rispetto per i fan, quello che probabilmente Cale ha e che tu, dopo oltre quarant'anni di carriera, hai cordialmente buttato nel cesso nel nome dei soldi e prostrandoti di fronte agli interessi delle varie majors, vale molto di più di cinquanta euro che, sommati alla durata dello show (dubito che andrà oltre l'ora e mezza), non potranno mai trasformare un concerto da scadente a grandioso.
Tranquillo Lou. Non andrò a vedere Cale, il tuo amicone. Come non sarò sotto il tuo palco. Ma spero davvero che ogni fan di buon senso se ne stia a casa con la coperta sulle gambe e con una Moretti in mano.
mercoledì, febbraio 01, 2006
Frasi Jolly: come salvarsi da una situazione intricata

Cari amiconi del modem, il mio personalissimo benvenuto alla "Tana del Nich", l'antro dove tutto è lecito. Questo nuovo blog, nato da appena un'ora, porta insieme alla sua venuta al mondo la segreta (ma nemmeno tanta) speranza di diventare nel minor tempo possibile il punto di riferimento per tutti coloro che vogliono conoscere per poi dimenticare in mezzo secondo netto.
La moda dei blog ha ormai preso piede: ispirato dal mio mentore ed unico protettore delle fantasie contorte su Internet, il grande ed eccellentissimo Francesco Battaglia (detto Frank War), ho deciso di aprire anch'io uno spazio libero nella rete essenzialmente per due motivi: 1- ho cose abbaastanza rilevanti da dire, 2- poca gente vuole ascoltarle ma che ci volete fare, son duro di natura...
Il primo argomento col quale si inaugura il blog dopo la sua lunghissima gestazione (la foto ritrae la mia tastiera attuale mentre cercavo di capirci qulacosa) rigurada come uscire da una discussione apparentemente senza scampo. Quante volte vi siete trovati di fronte al classico amico petulante che vi snocciola trattati chilometrici sull'inizio dell'esistenzialismo coatto nella Cina del XII° secolo o qualsiasi altro argomento di cui non ve ne frega un beneamato c...o? Chiaramente al secondo minuto di conversazione avete già staccato il cervello e lì accade il dramma umano: parte la domanda "tu che ne pensi?". Terrore, Panico, voglia di morire...
Tranquilli. Dovete sapere che esiste una serie di frasi che vanno bene per qualsiasi occasione che non vi faranno probabilmente diventare dei geni del sapere ma che vi fanno salvare la faccia.
Ecco a voi una breve ma significativa lista:
-SCUSA, SAI CHE ORE SONO?
-EH, MA QUANDO C'è LA SALUTE...
-A TUTTO C'è RIMEDIO TRANNE CHE PER LA MORTE
- SAI MICA DOV'è IL BAGNO?
- LA RADICE DI 36 è 6
- CHE PALLE SVEGLIARSI ALLE 8
- CHI HA PRESO L'INTER DI RECENTE?
- MANGIO VERMI, MANGIO VERMI, MANGIO VERMI...
Il bello è che il vostro amico vi guarderà un pò torvo all'inizio poi, come per una misteriosa reazione sociale, capirà di essere lui fuori argomento e voi vi compiacerete nella vostra mediocre e fantastica eleganza culturale.
Ce ne sarebbero altre ma per ora mi fermo qui...
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